Dire che uno Stato non può perseguire i suoi scopi per mancanza di denaro è come dire che un ingegnere non può costruire strade per mancanza di chilometri - Ezra Pound

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La bomba nascosta nei corridoi di Wall Street

Scritto da Redazione.

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di Alberto Micalizzi

Nessuno di noi può percepire la dimensione reale del pianeta terra, banalmente perché ci siamo sopra! Allo stesso modo, non possiamo renderci conto della dimensione della BOMBA FINANZIARIA prossima ad esplodere, perché ci siamo sopra….anzi peggio…ci siamo dentro!

Memorizzate soltanto DUE NUMERI: 20 e 0,15

IL PRIMO NUMERO: “20”, sono i trilioni di dollari di esposizione su contratti (o “derivati”) su tassi di interesse nei bilanci delle grandi banche d’affari (le famose “troppo grandi per fallire”). Stiamo parlando di un valore pari a circa 1/4 del PIL mondo (o se preferite 10 volte il PIL italiano).

In base a questi contratti le banche d’affari hanno assicurato altri (banche commerciali, aziende, famiglie) contro il rialzo dei tassi. Chi di voi ha un mutuo a tasso fisso? Bene, quel tasso fisso nasce dalla somma di due componenti: un tasso variabile + una polizza assicurativa. Come funziona la polizza? Finché i tassi scendono tutto va bene ma se i tassi salgono è come se si verificasse un sinistro, quindi la compagnia di assicurazione (in questo caso la grande banca) ripaga il danno, ed il danno è pari alla differenza tra il nuovo tasso (cresciuto) ed il vecchio tasso fisso.

IL SECONDO NUMERO: “0,15%”, è il tasso medio che le grandi banche pagano alle banche centrali (FED e BCE) per rifornirsi di denaro. Per gli amanti della statistica, questo tasso era di circa il 4,5% nell’Ottobre 2008, quindi è crollato al minimo storico di sempre.

LA NOTIZIA E’ CHE LA FED E’ COSTRETTA A LASCIARE CHE I TASSI TORNINO A SALIRE... (E LA BCE DOVRA' SEGUIRE)

(non può più pompare liquidità e serpeggia ormai la consapevolezza che il dollaro sia carta straccia)

Questi due numeri spiegano tre cose in particolare:

a) Perché la FED ha ossessivamente iniettato oltre 3 trilioni di dollari nel mercato dal 2008 ad oggi per togliere dal mercato titoli spazzatura (altro evento senza precedenti)

b) Perché banche come Barclays e RBS hanno commesso reati di manipolazione dei tassi di mercato dal 2008 in avanti (ufficializzando dolosamente tassi più bassi di quelli reali)

c) Perché sono in atto guerre trasversali (valutarie, commerciali, militari) tra USA e resto del mondo.

Si potevano utilizzare parole più edulcorate per esprimersi, ma io preferisco badare alla sostanza.

(continua)

 

 

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"LE TASSE SONO UN FURTO"

Scritto da Redazione.

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Un grande successo per la numerosa partecipazione all’incontro/dibattito dal titolo “ Euro contro Costituzione” che si è svolto domenica 12 ottobre a Pescara ed al quale abbiamo presenziato. Oltre 150 persone presenti fisicamente e 1528 utenti collegati via internet, stando ai dati di www.abruzzolive.tv che ha curato  la diretta streaming.

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In “cattedra” c’erano il dott. Gennaro Varone, magistrato della Procura di Pescara, ed il prof. Cesare Padovani, docente dell’Università de L’Aquila (nonché membro del Comitato Scientifico della nostra Scuola di Studi Giuridici e Monetari ).

 L’impegno del dott. Varone nel diffondere la conoscenza sulla truffa ed incostituzionalità dell’Eurosistema è davvero encomiabile e a tale impegno si è aggiunto il supporto del prof. Cesare Padovani  che ha dimostrato come sia matematicamente impossibile ripagare gli interessi sull’Euro che ci viene prestato e , di conseguenza, come le tasse vanno a “succhiare” sangue dall’economia reale per ripagare Debito Pubblico alle banche detentrici dei titoli di Stato. Un prelievo fiscale “usurante” dovuto a leggi ratificate per accontentare i voleri dei soci della BCE, come ha dimostrato il dott. Varone che su questo aspetto si è molto soffermato evidenziando l’impossibilità di poter rispettare il pareggio di bilancio dello Stato con l’Euro.

L’impossibilità di consentire ad una comunità sociale chiamata RES PUBBLICA di essere “sovrana” a tutti gli effetti e soddisfare i fabbisogni della propria economia ,senza una politica monetaria che impedisce di svolgere funzioni primarie sociali, di sicurezza, sanitarie, educative e di servizi.

“ Uno Stato non può definirsi tale se non ha la proprietà della sua moneta per svolgere le sue funzioni” Sono state le parole del dott. Varone, che ci hanno ricordato quelle di Ezra Pound.

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Il prof. Padovani ha illustrato come la massa monetaria in circolazione sia tutta di tipo “creditizio” e quindi a debito per gli Stati. L’ammontare della massa monetaria degli interessi esponenziali NON ESISTE FISICAMENTE IN CIRCOLAZIONE e quindi NON POTRA’ MAI ESSERE RESTITUITA se non con l’espropriazione dei beni che garantiscono i Titoli di stato, ossia, con il nostro valore produttivo ed umano e con i nostri beni immobili . Ma saremmo comunque ancora in debito. Proprio sul valore dell’uomo e del suo lavoro, il dott. Varone ha lanciato pesanti accuse alla classe politica che vuol continuare a restare in un sistema squilibrato dove, in nome della competitività, si ledono quei DIRITTI conquistati che altri Paesi hanno precedentemente abrogato, soprattutto nel mondo del lavoro.

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“ Una vera Unione si occuperebbe di collaborazione e cooperazione tra i vari Paesi e non di competitività tra gli stessi perché non si può competere con chi non ha le nostre stesse regole e con una moneta di cui non la proprietà e la gestione per poter compensare questi squilibri . Una  moneta che prendiamo in prestito dal sistema bancario che LA CREA DAL NULLA, in cambio della garanzia dei nostri valori prodotti. Se  i valori li produciamo noi perché lo Stato si fa prestare soldi per farli circolare?“

Appare fin troppo ovvia la truffa.

Con il prelievo fiscale il sistema bancario si riappropria dei soldi prestati allo Stato, e se aggiungiamo anche che con il Pareggio di Bilancio  lo Stato deve recuperare fiscalmente questi soldi per pagare il debito Pubblico alle banche, appare ovvio che lo Stato ed i cittadini non avranno più soldi per far circolare l’economia. I cittadini saranno costretti a chiedere prestiti per pagare tasse e non per fare investimenti; così il Debito Pubblico si trasferisce al settore privato. Come si può crescere e competere se si fanno debiti per pagare altri debiti? Appare dunque chiaro che , in questo sistema monetario, le tasse non vanno allo Stato per svolgere le sue funzioni” ha concluso il dott. Varone.

Appare chiaro che le tasse sono un furto ed uno strumento per soggiogare i cittadini, come è stato illustrato matematicamente e graficamente dal prof. Cesare Padovani.

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I due relatori hanno concluso l’incontro invitando la gente a comprendere le problematiche facendo “formazione e informazione”. Ed è proprio questo lo scopo della nostra Scuola con i corsi che saranno svolti anche via web, telematicamente. Senza la formazione non vi è consapevolezza ed informazione.

In caso di diffusione su altri siti e blog si invita a citare la fonte

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Il fallimento della Moneta Sovrana giapponese

Scritto da Redazione.

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Riportiamo un articolo scritto su http://phastidio.net/2014/10/06/recessioni-fatte-in-casa-o-della-tafazzinomics/ in quanto è ben documentato con le fonti che dimostrano il fallimento della politica monetaria giapponese e le sue ripercussioni sulla vita dei nipponici. I dati riportati nei link confermano ancora una volta le ragioni della Scuola Auritiana nel diffidare di applicazioni di teorie economiche che non conoscono il concetto giuridico di moneta, il suo VALORE CONVENZIONALE, in quanto l'Economia conosce solo il CONCETTO CREDITIZIO di Moneta, quello dell'emissione in PRESTITO. Anche il neolinguismo porta a confondere le persone tra concetto di Sovranità Monetaria dello Stato e "Stato a Moneta Sovrana". In questa confusione ci sono caduti anche molti di coloro che si ritengono "auritiani" e che hanno confuso l'oggetto con il soggetto, colui che beneficia della "sovranità" con l'oggetto al quale si vuol attribuire questo DIRITTO. Può mai esistere un oggetto che goda del Diritto di essere Sovrano? Quindi come può esistere una Moneta Sovrana? Semmai, è il cittadino ad essere "sovrano" della sua moneta, del suo strumento convenzionale di misura e scambio dei valori. La moneta non può rappresentare sè stessa. Sono molti coloro che cadono in questa contraddizione in termini dovuta al loro analfabetismo funzionale e si fanno abbindolare da falsi profeti maestri di Programmazione Neuro Linguistica ,come i vari seguaci della MMT/MeMMT oppure di Neo-Post-Keynesiani che sono grandi estimatori dell'ABEnomics . Insomma, anche gli "auritiani" cadono spesso nel tranello di coloro che parlano di MONETA SOVRANA facendo credere che si tratti di SOVRANITA' MONETARIA. Ci scusino tali auritiani se li accusiamo di analfabetismo funzionale ed auspichiamo che tornino sulla retta via che ha tracciato Giacinto Auriti. Le prove del fallimento della Moneta Sovrana sono evidentissime e documentate in questo articolo. 

<<Il Financial Times segnala che le piccole e medie imprese giapponesi si troverebbero in condizioni congiunturali piuttosto problematiche, e questo avrebbe spinto il governo di Shinzo Abe a prendere posizione, con atti amministrativi e l’abituale moral suasion nei confronti delle grandi conglomerate, affinché “diano una mano”. Sono gli effetti collaterali della struttura produttiva di un paese la cui leadership politica era convinta di aver reinventato la ruota.

In pratica, accade questo: l’aumento dell’imposta sulle vendite, dal 5% all’8%, entrato in vigore il primo aprile ad inizio anno fiscale, ha indotto una corsa agli acquisti (soprattutto di beni durevoli) nel primo trimestre solare dell’anno, con relativo mini boom che sta ora venendo puntualmente restituito, con interessi, alla realtà. Dopo un dato di Pil giapponese del trimestre aprile-giugno fortemente negativo (meno 7,1% annualizzato), l’andamento della produzione industriale resta debole, come testimonia anche il calo a sorpresa del dato di agosto.

La struttura dell’economia giapponese vede una miriade di imprese piccole e medie che sono fornitrici (e spesso sono banali terzisti) dei grandi complessi multinazionali. Questo determina una struttura fortemente duale del mercato del lavoro e dei prodotti. In pratica, l’occupazione garantita e le strutture retributive con bonus si concentrano nei grandi gruppi, mentre la flessibilità si scarica sulle piccole e medie imprese, che hanno occupazione in via di ulteriore precarizzazione ed i cui dipendenti difficilmente riescono a vedere qualcosa che ecceda la paga base.

Fatale, date queste premesse, che il potere contrattuale di questi terzisti verso i grandi gruppi tenda ad essere piuttosto limitato. Questo, tra le altre cose, si traduce nella difficoltà a traslare sui committenti i maggiori costi indotti dalla forte svalutazione dello yen, e di conseguenza in una forte compressione dei margini. Ecco quindi che il governo di Tokyo è costretto a correre in soccorso delle piccole e medie imprese che, secondo molti osservatori, starebbero ormai vivendo in condizioni di recessione conclamata. E come si fa a soccorrere le pmi, in Giappone? Sinora, in due modi. Da un lato, le agenzie governative potranno acquistare anche da imprese che non siano state costituite da almeno dieci anni (norma invero piuttosto bizzarra); dall’altro, il governo “invita” le organizzazioni industriali ed i loro associati a consentire ai propri fornitori di traslare i maggiori costi derivanti dal deprezzamento dello yen, che da luglio ha ceduto circa il 7% nominale contro dollaro.

In altri termini, si chiede ai committenti di cedere parte dei propri margini alle piccole e medie imprese boccheggianti, cioè di rinunciare al proprio potere di mercato. Idea certamente molto nobile ed illuminata, nel quadro di “fare sistema” che caratterizza il Giappone, almeno così ci viene detto da sempre. Solo che in tal modo il problema si sposta ancora più a valle, a livello di consumatore finale. Che già di suo è depresso perché al forte aumento dei prezzi al consumo non ha corrisposto l’aumento delle retribuzioni medie (soprattutto nella parte tabellare di base) e men che mai delle pensioni, visto che parliamo di uno dei paesi più anziani del mondo (ricorda qualcuno?). Da qui un circolo vizioso in cui il deprezzamento dello yen causa deterioramento del sentiment dei consumatori e progressivamente anche delle imprese.

Eppure sembrava un’idea così geniale, quella di causare un’inflazione da costi (via deprezzamento del cambio) che doveva trasformarsi in inflazione da domanda e vissero tutti felici e contenti. >>

-redazione-
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La Scuola riparte!

Scritto da Fabrizio Fiorini.

La Scuola riparte!

Nuovi mezzi, nuovi uomini, nuovo vigore

di Fabrizio Fiorini

E’ trascorso un anno quasi esatto da quel 28 settembre del 2013 in cui tanti entusiasti allievi, discepoli, seguaci, sostenitori e studiosi dell’opera del professor Giacinto Auriti si incontrarono in Roma fondando, in quel caldo pomeriggio capitolino di tarda estate, la nostra Scuola di studi giuridici e monetari sulla scia della continuità con gli insegnamenti della Scuola di Atri e dei precetti auritiani.

Scuola Giacinto Auriti

         Un anno di rodaggio, di messe a punto, di aggiustamento del tiro. Un anno di confronto, proposte, idee; un anno di scontro, talvolta anche aspro, un anno di grandi iniziative, grande lavoro, grandi aspettative a volte realizzate a volte meno. Un anno, insomma, in cui abbiamo posto le basi (fondate su vittorie e sconfitte, su virtù ed errori) per poter finalmente (ri) partire, per poter cominciare a pieno regime le attività didattiche che già dal primo giorno ci eravamo prefissati di avviare, per poter, insomma, cominciare ad essere Scuola.