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Risposta a MMT: Le tasse non danno valore alla moneta

mmt tasse

 

di Sara Lapico

Ripetere una menzogna all'infinito finchè non diventi realtà”

In sintesi è questo il succo di quello che vi accingerete a leggere. La MMT ( o Teoria Monetaria Moderna ) continua a ripetere come un mantra che le tasse danno valore alla moneta altrimenti nessuno la accetterebbe.

Questo concetto, che di moderno non ha assolutamente nulla, fa presa sugli stolti e giustifica le vessazioni fiscali. Gli stolti credono che siano le tasse a mantenere in piedi lo Stato ma i fatti, soprattutto di questi ultimi 15 anni dall'introduzione dell'euro, smontano tale affermazione. E' sotto gli occhi di tutti che le tasse hanno distrutto letteralmente l'intera economia italiana ( e non solo ). Sono soltanto uno strumento funzionale alla rarefazione di moneta di proprietà dell'oligarchia bancaria. Secondo la MMT dovrebbe essere lo Stato, ente giuridico o fantasma giuridico governato da burocrati e magistrati, il proprietario della moneta ed emetterla in prestito sul mercato. Inizialmente la MMT prevedeva l'emissione in prestito con emissione di titoli di Stato, oggi hanno rimodulato tale concezione, forse pressati dai numerosi auritiani che contestavano tale principio. Oggi dicono che lo Stato deve spendere per dare ricchezza ai cittadini che percepiscono la moneta spesa. Economicamente, ma meglio dire logicamente, il fatto che la spesa dello Stato sia la ricchezza dei cittadini è talmente lapalissiano che non è il caso di perderci tempo. Quello che invece ha distratto verso la MMT ,in questi anni ,alcuni che si ritengono auritiani è il fatto che questa teoria dica che lo Stato deve essere proprietario della moneta. Ricordiamo che secondo i principi di Auriti non è lo Stato ma sono i cittadini ad essere proprietari della moneta. Se fosse lo Stato ,nel contesto attuale della sua organizzazione, esso potrebbe attuare comunque politiche di restrizione monetaria sotto forma di tasse, esattamente come fa oggi, ma non per ripagare i banchieri ma per mantenere l'oligarchia burocratica che lo dirige. Ed infatti, secondo la MMT lo Stato deve ritirare la moneta spesa e lasciare solo una minima parte in circolazione, come deficit, che rappresenterebbe la ricchezza dei cittadini. Ricordiamo tutti gli esempi che un certo Paolo Rossi ,detto Barnard ,faceva sulla circolazione della moneta di tipo MMT quando diceva che lo Stato per far valere la moneta “punta il fucile sui cittadini per farsi pagare le tasse”. In effetti, se ci pensate bene, quale sarebbe la logica e la razionalità di un sistema in cui lo Stato per creare valori quantificati 100 spende 100 monete che incasseranno coloro che avranno creato tali valori , tipo imprese e operai che costruiranno strade, acquedotti, ospedali, scuole, per poi restituire allo Stato 97 delle 100 monete che hanno “sudato” e restando in mano con 3 monete? Quale sarebbe il “valore del loro lavoro e sacrificio” se quantificato in 100 monete gliene restano solo 3 ?
A questo si aggiunge la concezine della MMT che la moneta serve per pagare le tasse. E noi che pensavamo che la moneta servisse per scambiare i valori che i cittadini creano con la loro esistenza, il loro lavoro ed ingegno.
Ma vediamo in sintesi, dall'analisi logica fatta da Sara Lapico e Giovanni Moretti dove sono le “irrazionalità” della MMT
ME-MMT Propone:

A) Una moneta di proprieta' di un monopolista privato che ci imponga la sua (?) moneta, per pagare le sue tasse.

Preliminarmente rileviamo che:

La moneta o meglio, il simbolo monetario alla nascita è un contenitore vuoto (banconota carta ed inchiostro, bip sul computer costo zero).

Il supporto del simbolo monetario (banconota, carta di credito), puo’ appartenere al tipografo, cioè a colui che stampa (o tiene i conti), il quale verra’ pagato per l’ opera svolta.

Questione separata è Il valore monetario (potere d' acquisto), inglobato nel simbolo.

Detto valore nasce quando la collettività accetta quel determinato simbolo, per scambiare i beni e i servizi prodotti e dunque, la pone in circolo divenendo , ora sì, moneta.

E' chiaro che non si puo' essere "preventivamente" proprietari di qualcosa che inizia ad esistere, solo dopo l' accettazione.

Eppure oggi la moneta nasce come debito, in quanto la si riconosce di proprieta’ di un privato che non ha nessun diritto se non quello dell’ arroganza.

E’ esattamente come se la casa editrice incaricata di stampare un libro, pretendesse di divenire proprietaria dell’ opera intellettuale contenuta nel supporto cartaceo o digitale.

Con questo esempio appare lampante che colui che, senza averne titolo, si assuma proprietario sfrutti e depredi l’ altrui ingegno.

Chi produce i valori ne deve essere giustamente, proprietario.

Negare questo elementare costrutto ammettendo la moneta di proprieta’ privata, porta esattamente nella direzione di PRIVARCI di ogni bene. Si noti come anche dal punto di vista lessicale sia evidente lo scopo della classe dominante, la quale pretenderebbe di mantenere in vita un polveroso sistema oligarchico, che vive parassitariamente.

B) LE TASSE DANNO VALORE ALLA MONETA

Tale affermazione è anacronistica ed è frutto diretto della filosofia materialista.

E' evidente ma, tuttavia doveroso, sottolineare che è l' uomo a decidere l' utilita' di uno strumento.

Non è possibile che un oggetto piu' o meno tangibile, le tasse, diano valore ad un altro strumento, il denaro.

Seguendo il perverso schema secondo il quale un oggetto ha un valore alla “nascita”, si esclude la valutazione umana.

In realtà è l’ uomo che decide se quel dato strumento gli è utile.

Se si ribaltano i valori si corre nel pericolosissimo errore di ridurre l’ uomo a strumento, in quanto al primo posto è messo l’ oggetto .

Ed è esattamente cio’ che oggi accade.

Gli uomini sono evidentemente divenuti schiavi del denaro.

Le tasse vanno pagate in un’ ottica di scambio per un servizio che si riceve.

Se non si rispetta questo sinallagma , nesso di causalità, l’ imposizione fiscale diventa un mezzo con il quale depauperare i popoli.

La pretesa affermazione che l’ imposizione dall’ alto di una moneta di un monopolista serva per mantenere unito lo Stato, è facilmente smontabile.

Anzitutto si rileva come tale affermazione sia riconducibile a Marx, il quale con la parola “Stato”, indicava la classe dominante.

Lo Stato non è nato da un atto di imperio.

Esso non sta insieme per unione come fossimo “pesci nella rete”, esso sta insieme per concordia.

Anzi questa pretesa unione ad ogni costo, va esattamente nella direzione di “sgretolare” la comunità.

L’ uomo in quanto essere capace di previsione predispone strumenti frutto del suo intelletto affinche’ possa trarne giovamento.

E’ l’ uomo che ha concepito la moneta cosi’ come i mezzi per governarla attraverso il diritto.

Nell’ antichita’ la moneta era chiamata “nomos”, in quanto essa veniva regolata attraverso la legge.

Il diritto e' uno strumento frutto dell' intelletto umano, in quanto preordinato a garantire benessere spirituale e certezza del diritto. Cosi' poi come il diritto si manifesta attraverso un mezzo 'sensibile', cioe' la norma giuridica, allo stesso modo il valore monetario creato dalla convenzione sociale, si esprime attraverso il simbolo monetario.

E' pertanto lapalissiano che non puo' essere privatizzato il frutto dell' intelletto umano.

Sarebbe come pretendere di privatizzare il tempo.

E chi potrebbe voler privatizzare il tempo e con esso il valore in se' racchiuso, se non un élite disumanizzante che pretenda di servirsi dei popoli, onde vivere di privilegi?

Per poter usare l’ uomo occorre ridurlo a strumento e dunque, costruire una ideologia di dominazione delle masse che ponga al primo posto l’ oggetto e al secondo il soggetto.

E' a questo punto evidente che, l' impostazione materialistica di mmt e' da rigettarsi, se si vuole uscire dal rovesciamento di valori e ricollocare l' uomo sopra l' oggetto.

Sovrano, non strumento