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A chi ci chiede pareri sul BitCoin

Scritto da Redazione.

Sul BitCoin, con questo breve articolo rispondiamo a tutti coloro che hanno chiesto il nostro parere

 Premettiamo che riteniamo auspicabile la fine di questo modello di sistema bancario e monetario. A nostro avviso ciò avverrà inevitabilmente ma non a causa del Bitcoin, che nei fatti è null'altro che uno strumento speculativo.

 

Ha in comune con la moneta solo la caratteristica dell'accettazione e dell'assegnazione di un valore convenzionale. Ha valore convenzionale, ma questo non conferma totalmente le tesi di Auriti perchè non tutti i valori convenzionali sono moneta. I francobolli da collezione, per esempio ma è solo un esempio, pur avendo valore convenzionale, non sono moneta. Sotto il profilo giuridico l'eventuale scambio tra Bitcoin e altro bene non può pertanto essere ritenuto un pagamento, bensì una permuta, al pari dello scambio tra una collezione di francobolli e altro bene. Nei fatti, il Bitcoin sconta le stesse proprietà di un qualsiasi investimento borsistico.

 

Questo tipo di denaro che non impoverisce è semplicemente un mezzo speculativo, in quanto è evidente che se al tavolo da gioco della borsa c'è un vincitore giocoforza ci dovrà essere un perdente. Con il fenomeno della globalizzazione il perdente non è solo il meno abile e/o più sfortunato tra quelli che si sono seduti a giocare, ma anche gli altri che non giocano. L'ultima bolla speculativa del 2008 non ha fatto altro che dimostrare questo "princìpio". Detto questo, notiamo come il Bitcoin evidenzi la vicinanza dei suoi presupposti alle teorie austriache e marginaliste, non alle tesi auritiane, e nonostante invece impoverisse eccome, soggetto al demurrage del controllo fiscale auspicato da poundiani e moneta-fiscalisti in generale, assomiglia molto più al freigeld di concezione steineriana e geselliana che al Simec. 

Sì, è vero, il freigeld era comunque emesso da una banca e la tecnologia blockchain permette di farne a meno, ma a noi interessano i princìpi che muovono le cose e non le cose. Alla radice economistico/monetarista le specifiche delle criptomonete paiono avverse all'applicazione di politiche fiscali, al controllo della capacità di tesaurizzazione da parte di un'autorità. Concetto, quello della tesaurizzazione, caro a Keynes con il suo cruccio per la "preferenza per la liquidità" che in sostanza riprende la tesaurizzazione di Marx, e poi ripreso da Gesell, Steiner, Pound e vari cultori del decumulo e della fiscalità monetaria e dagli statalisti cultori delle tesi knappiane in genere. È per questo che le criptovalute ricordano da vicino i fisiocratici, i marginalisti. In definitiva gli austriaci. 

Le criptovalute sono moneta, anzi, denaro fisiocratico e marginalista fin dalle prime specifiche, e di concezione avversa al socialismo sia quello presunto di Keynes che ai princìpi che muovevano il contrattualista Rousseau. Il mining è un processo slegato dalla riserva valutaria, da un sottostante di tipo concreto, meccanico, dalle reminescenze metalliche, così come lo è l'emissione di ogni moneta fiat e questa cosa del poter fare a meno di una banca centrale e non dipendere da una riserva NON rende di per sé la criptovaluta una moneta rispondente alle tesi auritiane. Il valore di una criptomoneta è dato da chi la accetta al pari di ogni tipo di moneta che sia questa aurea, fiat, a circolazione forzosa oppure no.

 La proprietà del portatore non è sufficiente che sia tale di fatto, ma è necessario che sia stabilita giuridicamente e giuridicamente tutelata sia la proprietà del portatore che la sua protezione da eventi e iniziative speculatrici come la sua elevata volatilità, la creazione di futures, di derivati di questa che non è una moneta perché trattasi sì, di convenzione, ma non giuridicamente stabilita e soprattutto non giuridicamente tutelata.