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Per un Nuovo Sistema Monetario

Scritto da Redazione.

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI TERAMO

COMUNE DI ATRI

 

 Anno accademico 1996 – 1997

 

 CORSO DI PERFEZIONAMENTO  in

“ STUDI DEI VALORI

GIURIDICI E MONETARI ”

 

Prolusione

Prof. Giacinto Auriti

“ La Moneta del 2000

Nuove Linee di Teoria Monetaria “

 

Sabato 16 Novembre 1996, ore  11.30

TEATRO COMUNALE Piazza Duomo   -  ATRI


 

 

LA MONETA DEL 2000

Nuove linee di teoria monetaria

E' con sentimento di profonda riconoscenza verso il Magnifico Rettore ed ai miei colleghi della Facoltà di Giurisprudenza, che dò inizio a questo primo corso di perfezionamento in "Studi dei Valori Giuridici e Monetari".

La mia gratitudine nasce dalla constatazione che questa iniziativa non ha precedenti. L'avermi consentito di realizzarla è un gesto di coraggio e di fiducia nei miei confronti, che altamente mi onora. Spero vivamente di non deluderli. Tengo a ringraziare inoltre le Autorità religiose e civili, i sindaci, particolarmente i Sindaci di Chieti, Pescara ed Atri, gli autorevoli esponenti del mondo imprenditoriale per la loro particolare sensibilità alla problematica degli interessi sociali collegati al tema della moneta. Un vivo ringraziamento ai senatori Natali e Belloni firmatari, con altri quattordici senatori del disegno di legge n.l282\95 per la proprietà popolare della moneta.

Poiché le nostre linee culturali sono totalmente nuove ed hanno, come tutte le scelte strategiche, la caratteristica essenziale della semplicità, nell'iniziare questo corso ci piace muovere dal noto proverbio popolare per cui, come tutti sanno, "non si possono aprire porte aperte".

Quando Aristotele definì - forse per primo - la moneta come misura del valore aveva già spalancato la porta per accedere al grande segreto del valore monetario.

Come il metro ha, necessariamente, la qualità della lunghezza perché misura la lunghezza, così la moneta ha necessariamente la qualità del valore perché misura il valore.

Come giustamente insegnava Guglielmo di Humbolt, ed a me il mio indimenticabile maestro Emilio Betti, in ogni frase vi sono sempre due significati: uno esplicito e l'altro implicito. Il messaggio culturale implicito e surrettizio contenuto nella formula "misura del valore" è quindi "valore della misura" che è il valore indotto della moneta ossia il suo "potere d'acquisto".

Su queste premesse si spiega perché tutti i monetaristi dopo aver accettato unanimemente la definizione delle moneta come "misura del valore", si sono limitati a definirla come mero "strumento di scambio", andando alla ricerca del valore monetario al di fuori della moneta.

Osiamo dire che siamo stati i primi, dopo tremila anni ad accorgerci che la porta era già stata aperta da Aristotele ed a scoprire che il valore indotto è un puro valore giuridico ed a spiegare quindi perché la moneta  non è solo misura del valore ma anche contenitore del valore della misura, come tale, bene reale oggetto di scambio.

Per spiegare la natura e le caratteristiche dell'induzione giuridica, occorre muovere dalle seguenti premesse di teoria generale:

a)   il diritto è uno strumento perché è il risultato di una attività creatrice dello spirito;

b)   poiché ogni strumento è un oggetto che ha valore, non si può definire il diritto se non si definisce il valore;

c)   il valore è un rapporto tra fasi di tempo. Cosi ad esempio si può dire che una penna ha valore perché si prevede di scrivere. Dunque il valore è il rapporto tra il momento della previsione ed il momento previsto;

d)   nella prima fase il valore è il giudizio di strumentalità, che attiene all'oggetto; nella seconda fase è il momento edonistico, che attiene al soggetto. In questo senso, la realtà spirituale del diritto in cui risiede la strumentalità, è tempo intersoggettivo. Cosi ad esempio il credito è il rapporto tra il momento «ricordato» della sua instaurazione e quello «previsto» del suo adempimento, che lega creditore e debitore. In questo senso si spiega il diritto come rapporto necessario e funzionale tra fasi di tempo e quindi il diritto nella sua forza cogente come «dover essere»;

e)   da queste premesse emerge che il diritto ha un valore in se, diverso da quello del bene oggetto del diritto perché soddisfa il bisogno della certezza del diritto. Cosi ad es., se consideriamo due atti reciproci di donazione tra due soggetti, si ha ex post, un effetto uguale a quello di un contratto di permuta. Ma se le parti, invece di due atti di donazione instaurano un contratto, vuol dire che c'è il motivo, in quanto ognuno da la sua prestazione per la certezza giuridica della controprestazione altrui. Dunque nell'elemento convenzionale del contratto risiede un'utilità, e quindi un valore autonomo, diverso da quello della prestazione e della controprestazione. Su tale premessa balza evidente la distinzione tra valore creditizio e valore convenzionale: mentre il valore del credito è commisurato al valore dell'oggetto del credito, il valore convenzionale è creato dalla stessa convenzione e la sua entità e struttura sono liberamente concepite e realizzate dall'accordo tra le parti. Nasce cosi un valore che non ha altro costo che l'attività mentale delle parti e l'elemento materiale necessario alla sua manifestazione formale.

La moneta come fattispecie giuridica.

Solo su queste premesse è possibile dare una definizione scientifica della moneta, colmando una lacuna culturale millenaria non più tollerabile.

La moneta ha valore perché è misura del valore. Poiché ogni unità di misura ha la qualità corrispondente a ciò che deve misurare, come il metro ha la qualità della lunghezza perché misura la lunghezza, cosi la moneta ha la qualità del valore perché misura il valore. Qui l'attività convenzionale non è produttiva solamente della misura del valore, ma anche del valore della misura: quello che noi chiamiamo "potere d'acquisto".

Nella moneta si verifica un fenomeno analogo a quello dell'induzione fisica. Come nella dinamo l'energia meccanica causa energia elettrica, cosi nella moneta, la convenzione causa il valore indotto nel simbolo. Pertanto la moneta è un bene collettivo, in quanto creato dalla convenzione sociale, ma di proprietà privata individuale perché attribuita al portatore del simbolo, in virtù dell'induzione giuridica.

L'ostacolo di fronte al quale tutti gli economisti si sono fermati si basa sull'errore iniziale di non aver definito la moneta come fattispecie giuridica e lo stesso diritto come strumento o bene esso stesso e cioè come espressione di un valore proprio, diverso da quello del bene oggetto del diritto.

Su questo equivoco iniziale, si è preteso di giustificare il valore monetario sulla base della riserva d'oro confondendo e spacciando sotto la parvenza di valore creditizio, il valore indotto, ossia configurando la moneta, non come misura del valore, ma come titolo di credito rappresentativo della riserva. La moneta non è credito ma oggetto di credito.

Del resto se fosse vero che la riserva serve a conferire alla moneta il potere di acquisto, dopo la cessazione degli Accordi di Bretton Woods, e con l'abolizione della riserva d'oro, il dollaro avrebbe dovuto perdere totalmente il suo valore: mentre non solo non ha perso valore, ma ha sostituito l'oro come moneta base del sistema monetario mondiale. La tesi che pretende di giustificare il valore della moneta sulla base della riserva è clamorosamente errata oltretutto perché fondata su una concezione materialistica del valore.

Di solito si considera il valore dell'oro come una proprietà del metallo ed in questo senso si parla impropriamente di «valore intrinseco».

Anche l'oro ha valore perché ci si è messi d'accordo che lo abbia. Siccome questo metallo è stato considerato tradizionalmente come simbolo monetario, per consuetudine gli è stato attribuito il valore indotto. Poiché la convenzione è una fattispecie giuridica, ed ogni unita di misura è convenzionalmente stabilita, la materia prima per creare moneta, è esattamente la medesima che serve a creare fattispecie giuridiche e cioè spazio e tempo: spazio, che è la materia con cui il simbolo monetario si manifesta; tempo che è la previsione convenzionale della possibilità di comprare. L'elemento formale della fattispecie monetaria può essere l'oro o qualsiasi altro simbolo di costo nullo come carta ed inchiostro. Questo aspetto della irrilevanza del valore della merce con cui il simbolo monetario si manifesta, è acutamente rilevato dal Nussbaum (Storia del Dollaro, Milano 1957 pag.8), il quale analizzando la storia monetaria delle colonie americane, rileva che, quando le merci venivano accettate come moneta, si verificavano contestualmente due fenomeni: aumentavano di valore e la merce di cattiva qualità acquistava lo stesso valore di quella di buona qualità. Ciò avveniva perché la merce incorporando valore indotto, assumeva, come simbolo monetario, la mera funzione di elemento formale di una fattispecie giuridica.

Ci si può spiegare questo secondo aspetto del fenomeno monetario rilevato dal Nussbaum, con l'ovvia considerazione che, anche per noi, avere in tasca banconote nuove di zecca o logore, è del tutto indifferente. E ciò avveniva anche, ad es., per le pelli di castoro quando venivano usate come moneta. Questo prova che anche l'oro altro non è che una fattispecie giuridica e che il suo cosiddetto valore intrinseco altro non è che valore indotto.

Tanto è vero ciò che, se compro una sterlina d'oro al prezzo di duecentomila lire, scambio il simbolo aureo con due pezzi di carta del valore di pochi centesimi.

Valore creditizio e valore monetario: caratteristiche differenziali.

E gran tempo ormai che si esca definitivamente dall'equivoco di spacciare sotto la parvenza di valore creditizio il valore monetario. Per comprendere le differenze fondamentali tra moneta e credito basta muovere dalle seguenti considerazioni:

a) il credito si estingue col pagamento, la moneta continua a circolare dopo ogni transazione indefinitamente, perché, come ogni unita di misura, è un bene ad utilità ripetuta;

b)  il valore del credito è sottoposto al rischio dell'inadempimento, il valore monetario è attuale e certo perché, per l'induzione giuridica, la moneta è bene reale, oggetto di diritto di proprietà;

c)   nel credito, prima si vuole il precetto normativo e poi lo si manifesta;

nella moneta, prima si crea la manifestazione formale, cioè i simboli monetari, e poi gli si attribuisce il valore all'atto dell'emissione. Chi crea il valore della moneta non è chi la emette, ma chi l'accetta. Come nell'induzione fisica nasce l'energia elettrica con la rotazione degli elementi della dinamo, cosi nell'induzione giuridica, nasce il valore della moneta all'atto della sua emissione, cioè quando inizia la fase dinamica della   sua   circolazione   nella   collettività   che,   accettandola convenzionalmente, ne crea il valore;

d) il valore del credito è causato dalla promessa del debitore, come avviene nella cambiale in cui l'emittente è il debitore. Il valore della moneta è causato dall'accettazione del primo prenditore. Oggi la moneta è emessa sotto forma di falsa cambiale perché firmando come debitore, il governatore della banca centrale induce la collettività nel falso convincimento che sia lui stesso a creare il valore della moneta.

In analogo errore cadono le teorie che pretendono di configurare la moneta come titolo rappresentativo dei beni disponibili sul mercato, in quanto conferirebbero alla moneta il suo potere di acquisto (in questo senso ricordo la dichiarazione di Nixon a Camp David del 15 agosto 1971 con cui fu abolita la convertibilità del dollaro in oro ed abrogati gli accordi di Bretton Woods).

Come ogni unita di misura, anche la moneta ha una sua utilità condizionata dalla esistenza degli oggetti da misurare. Se non vi fossero oggetti da misurare nella lunghezza, il metro sarebbe inutile ed inutile la moneta se non vi fossero beni da misurare nel valore; ma ciò non significa che l'unita di misura rappresenta gli oggetti misurati.

Ma la prova dell'insufficienza di questa tesi sta nel fatto che mentre il portatore di un titolo rappresentativo può pretendere la consegna dell'oggetto del credito su consegna del documento, il portatore della moneta può solo proporre l'acquisto dei beni al proprietario. A parte il fatto che, mentre il titolo di credito si estingue con il pagamento, la moneta no.

Nella relazione al disegno di legge sul conto intrattenuto dal Ministero del Tesoro presso la Banca d'Italia, approvato dal Consiglio dei Ministri il 10 febbraio 1993, è contenuta una preziosa dichiarazione, rara per la sua impudente sincerità: « La ratio di queste disposizioni » recita testualmente la relazione « è evidente: garantire la piena indipendenza delle Banche Centrali e della Banca Centrale Europea, nella gestione della politica monetaria... In conseguenza non è consentito agli esecutivi degli stati firmatari del Trattato, di esercitare signoraggio in senso stretto:

ovvero di appropriarsi di risorse (sic!) attraverso l'emissione di quella forma di debito inesigibile che è la moneta inconvertibile di corso legale ».

 Dunque:

aa)  esistono risorse che, ovviamente, non sono di chi se ne appropria, altrimenti sarebbe impossibile appropriarsene;

bb)  normalmente non dovrebbe essere consentito a nessuno di appropriarsi di « risorse » altrui e non solamente agli Stati firmatari del Trattato, mentre ciò è consentito alle Banche Centrali e alla Banca Centrale Europea che - come si sa - emettono « debito inesigibile » cioè « moneta inconvertibile di corso legale ».

Le « risorse » (altrui) di cui parla la relazione alla legge, altro non è che il valore indotto della moneta creato dalla collettività. Le banche centrali hanno raggiunto un tale grado di professionalità nell'appropriarsi di risorse altrui, da avere consolidato in se stesse, e nei governi il convincimento di avere il diritto di farlo, mediante una vera e propria forma di furto legalizzato.

Caratteristiche di una « nuova moneta >>

Solo dopo aver definito il valore monetario come valore indotto, è possibile indicare le caratteristiche essenziali di una nuova moneta.

Essa dovrà avere la qualità positiva della moneta d'oro e non quella negativa: la qualità positiva della moneta nominale è non quella negativa.

La qualità positiva dell'oro è che il portatore ne è proprietario; la qualità negativa è che la sua rarità non è controllabile perché causata dalla rarità stessa del metallo. La qualità negativa della moneta nominale sta nel fatto che il portatore ne è il debitore perché la banca centrale la emette solo prestandola; la qualità positiva è che non pone problemi di rarità.

Come è noto, la storia della moneta insegna che il maggior difetto del sistema aureo sta nelle gravi congiunture economiche per rarità monetaria, causate dalla impossibilita di adeguare gli incrementi monetari agli incrementi produttivi.

Poiché ogni unità di misura deve avere la qualità corrispondente a ciò che deve misurare, la rarità è una qualità essenziale della moneta perché è la misura del valore dei beni economici che sono appunto, tali, perché limitati nella quantità, cioè rari.

Per sostituire al limite naturale della rarità aurea quello discrezionale della moneta nominale, sarà sufficiente tener conto delle normali oscillazioni dei valori di mercato.

Posto infatti che il prezzo non è solamente l'indice del valore dei beni, ma anche del punto di saturazione del mercato, per cui il mercato è saturo quando i prezzi tendono a coincidere con i costi di produzione, quando questa tendenza si verifica, si dovrà desistere sia dall'emissione di moneta, sia dalla produzione di nuovi beni.

L'uomo potrà tornare ad assaporare il gusto della vita e disporre finalmente del suo tempo che la logica della grande usura gli ha sottratto. I vuoti monetali causati dalla monetizzazione del debito, costringono l'uomo del nostro tempo a correre per tentare di colmarli aumentando la velocità di circolazione della moneta, in un clima di angoscia ed ansiosa incertezza.

Una volta l'uomo lavorava per conseguire un profitto. Oggi lavora per pagare debiti in una situazione di cronica insolvenza. Pretendere nell'attuale sistema, di pagare un debito di denaro con denaro, è come pretendere di pagare un debito con un altro debito. Non è possibile.

Infatti, tutto il denaro in circolazione è gravato di debito verso la banca centrale che lo emette in un solo modo: prestandolo. In questo sistema chi più produce più si indebita e potrà pagare i debiti solo con i beni reali ed il prodotto del suo lavoro. Alle nuove generazioni se non si sostituisce alla moneta-debito la moneta-proprietà, non rimarrà altra alternativa che quella tra il suicidio e la disperazione.

Non a caso Mosè disponeva con l'anno sabbatico (Deuteronomio 15,1) la remissione dei debiti per sostituire alla moneta-debito, la moneta-proprietà. Il debitore liberato diventava infatti proprietario della moneta che prima era gravata di debito.

Poiché, come abbiamo detto, il valore è un rapporto tra fasi di tempo e cioè tra momento strumentale oggettivo e quello edonistico soggettivo, il credito può costituire il surrogato della moneta perché genera dal momento soggettivo della "previsione dell'adempimento" quello oggettivo della "adempimento previsto". Per la certezza del diritto infatti si anticipano al momento attuale i valori previsti e si realizza così un bene nuovo per il giudizio di equivalenza economica tra la titolarità del credito ed il bene oggetto del credito.

Il credito diventa così per la sua strumentalità giuridica un valore nuovo ed attuale: il surrogato della moneta, cioè un modo di essere della "oggettivazione del tempo".

Su questo principio una volta dimostrato che la moneta ha valore indotto l'aumento della sua velocità di circolazione causata dall'anticipazione dei valori creditizi consente la creazione di quantitativi praticamente illimitati di valori nuovi esprimibili in qualunque veste monetarie.

Su questa regola analogamente a quanto avviene nell'indotto fisico della dinamo, in cui l'aumento di velocità di rotazione causa l'aumento di energia elettrica, si verifica con l'aumento di velocità di circolazione dei valori monetali e creditizi l'aumento esponenziale di valore indotto. Fenomeno questo non controllabile dalle banche centrali (come del resto riconosciuto dal Governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio nella relazione annuale alla assemblea della Banca d'Italia) perché tuttora viene ignorata la distinzione tra valore indotto e valore creditizio.

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Note di Filosofia del Valore

Scritto da Redazione.

NOTE DI FILOSOFIA DEL VALORE

del prof. Giacinto Auriti

“ Lo spazio coincide solo col presente, tutto il resto è tempo ! “

Tutte le scuole di scienze sociali ed economiche si sono trovate, finora, nell'impossibilità di realizzare una seria indagine scientifica perché mancavano dei presupposti di filosofia del valore assolutamente indispensabili per conoscere e definire l'oggetto stesso della loro ricerca.

Poiché ogni serio procedimento scientifico, libero dalle banali e gratuite costruzioni del pragmatismo empirico, muove dalla precisazione di un postulato iniziale la cui veridicità può essere solo constatata e non dimostrata, noi assumiamo il postulato che il valore è un rapporto tra fasi di tempo. Così, ad es., la penna ha valore perché si prevede di scrivere, il coltello ha valore perché si prevede di tagliare, la moneta ha valore perché si prevede di comprare, ecc.. Sicché il valore è il rapporto tra il momento della previsione ed il momento previsto.

Posto che il tempo è l'io che si pone come realtà in quanto capacità in atto di ricordare, constatare e prevedere, potrebbe sembrare, a prima vista, che non esiste una dimensione oggettiva del tempo perché coincidente con l'io pensante. Ci si rende conto, invece, che esiste il tempo oggettivo purché si tenga conto del fondamentale principio ermeneutico della precisazione del punto di osservazione della realtà. Poiché la costante del tempo è il presente che è l'io pensante nella sua continuità vitale, il momento ricordato e quello previsto non sono ovviamente il presente: sono tempi pensati e non pensanti. Il punto di osservazione della realtà è l'IO PENSANTE. Lo spazio è il momento oggettivo del presente. Lo spazio, infatti, coincide solo col presente. Tutto il resto è tempo. Sicché, quando i monetaristi pretendono di definire il valore come una proprietà della materia - ad es. il valore intrinseco dell'oro considerato come proprietà del metallo  - cadono nell'insanabile errore di considerare il valore nella dimensione dello spazio e siccome abbiamo evidenziato che il valore è sempre una previsione cioè una dimensione del tempo, cadono nell'assurda pretesa di andare alla ricerca del valore dove non c'è.

Anche l'oro ha valore per convenzione, cioè per la previsione della accettazione altrui come condizione della propria accettazione come misura del valore e valore della misura. Anche nell'oro, tradizionalmente utilizzato come simbolo monetario, si è verificato il fenomeno dell'induzione giuridica. L'oro, come ogni moneta anche se costituita da simboli di costo nullo, è una fattispecie giuridica. Solo su queste premesse è possibile porre la distinzione fondamentale tra fisiologia e patologia del valore, come presupposto di tutte le categorie scientifiche, in cui il ricercatore deve avere la piena consapevolezza che la sua capacità conoscitiva è normale nel coordinamento ordinato e contestuale della dimensione temporale e spaziale. Il giudizio di valore è normale solo se si distingue il momento strumentale: oggettivo, dal momento edonistico: soggettivo.

Ciò significa che il giudizio di valore è normale solo se si basa su una concezione dualistica di filosofia della conoscenza che distingue tra soggetto ed oggetto. Il momento strumentale è il momento oggettivo del valore perché è il momento soggettivo del tempo. Esso coincide sempre col presente, cioè con l'io pensante. Il giudizio di valore è anormale quando si confonde il momento strumentale con quello edonistico, cioè quando, in applicazione della concezione monistica di filosofia della conoscenza che riduce la realtà all'idea della realtà, si confonde l'oggetto col soggetto e quindi il momento strumentale, oggettivo con quello edonistico, soggettivo.

La conseguenza macroscopica di questa deformazione del giudizio di valore è il fenomeno della personificazione dello strumento che ha determinato, nel diritto societario, la sconvolgente MALATTIA CULTURALE della c. d. soggettività strumentale per cui la società non è considerata come l'insieme dei soci legati dal rapporto organico, ma come concetto senza contenuto umano: vero e proprio fantasma giuridico. Stato costituzionale, stato, banca, ne sono macroscopiche testimonianze. Il vero ed inconfessabile scopo della strategia culturale che ha concepito e realizzato il fenomeno della soggettività strumentale, è stato consentire alle società strumentalizzanti la mostruosa rappresentanza organica del momento edonistico del valore, che è il capitalismo. Come dire che mentre il popolo assume la funzione di avere fame, il Governo assume quella di mangiare in rappresentanza del popolo.

L'esperienza storica del razionalismo hegeliano ci ha insegnato che il monismo è stato strumentalizzato per confondere l'oggetto col soggetto, cioè l'io col non io, ossia l'io col tu e il mio col tuo, perché il tuo possa diventare mio. Poiché non è concepibile uno strumento senza chi lo adoperi, così come non è concepibile un'automobile senza un autista, non è concepibile una soggettività strumentale senza una società strumentalizzante che è la Massoneria nello Stato costituzionale, la Nomenclatura nello Stato socialista, il Sindacato di maggioranza degli azionisti nella Società anonima, o nella multinazionale. Ridotto il concetto di società a strumento, cioè a concetto senza contenuto umano, la conseguenza ineluttabile è stata la sostituzione della regola del servirsi a quella del servire (proprio della società organica e del diritto naturale) perché è ridicolo pensare che si possa servire uno strumento. Sostituire la regola del servirsi a quella del servire significa sostituire al principio del "conviene essere giusti" il principio del "è giusto quello che conviene". L'interesse sociale non può qui coincidere con quello dei soci, perché la "società strumentale" non è "I soci". Si maschera, così, sotto la parvenza di interesse sociale, quello di un fantasma giuridico che altro non è che il paravento delle grandi mangiatoie delle società strumentalizzanti.

Ecco perché, con l'avvento delle soggettività strumentali, si sono vissuti e si vivono necessariamente solo tempi di decadenza, perché comandano i peggiori.

Su queste premesse, si spiega il fenomeno di tangentopoli che non può essere considerato come occasionale aumento statistico di delinquenza politica, ma come segno dei tempi. E la proiezione storica della grande malattia culturale del monismo hegeliano. Essendosi ridotta la realtà all'io pensante, si è conseguentemente ridotto il concetto di utilità all'utilità dell'io e si è, quindi, confuso l'utilità con l'egoismo.

Gli strumenti utilizzati per l'instaurazione della mostruosa rappresentanza organica dei momento edonistico del valore sono stati essenzialmente gli Stati costituzionali (sia liberali che socialisti), le Banche centrali, le Società anonime e le Multinazionali. Poiché il godimento dei beni si realizza praticamente nel diritto di proprietà - che è appunto "godimento dei beni giuridicamente protetto" - il capitalismo ha realizzato l'espropriazione dei popoli, o con la norma costituzionale degli Stati socialisti nel capitalismo di Stato, o con la moneta nominale (che è moneta-debito perché emessa in prestito dalle Banche centrali) nel capitalismo usurocratico degli Stati liberali, o col conferimento del capitale nelle Società anonime in cui si trasforma il socio da proprietario in azionista, cioè creditore di un credito inesigibile pari a tutto il capitale conferito. In tutte queste fattispecie, il comun denominatore è che la proprietà diventa apparentemente di un fantasma giuridico, sostanzialmente delle società strumentalizzanti: la Nomenclatura, negli stati socialisti, la Massoneria, in quelli liberali, il Sindacato di maggioranza del pacchetto azionario (che non ha nulla a che fare con la maggioranza degli azionisti) nelle c. d. società di capitali: essenzialmente banche e multinazionali.

Su queste premesse ci si rende conto che la collettività umana vive, oggi, in un sistema che ha le prerogative dell'allevamento di bestiame e non quelle della società degli uomini. Ciò è stato possibile perché si è realizzata una strategia di dominazione mediante una cultura iniziatica, basata su principi di etica economicistica.

Tratto da CHIESAVIVA  Luglio-Agosto 2001

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NOI siamo per la Proprietà della Moneta

Scritto da Redazione.

no  bene   pro   toto   libertas   venditur   auro

NOI  SIAMO  PER  LA  PROPRIETÀ’  POPOLARE  DELLA   MONETA

RIPRENDIAMOCI LA PROPRIETÀ’ DEI NOSTRI SOLDI

Oggi la moneta nasce di proprietà della banca che la emette PRESTANDOLA  ai cittadini. Noi vogliamo che nasca di proprietà dei cittadini e che sia accreditata ad ognuno come "REDDITO DI CITTADINANZA". 

In Italia per scrivere questa frase sono stati necessari 36 anni di studi e ricerche  universitarie, condotte dal Prof. Avv. Giacinto AURITI attraverso tesi di laurea, convegni ecc. Questi studi sono stati effettuati nell’Università degli Studi di Teramo presso la Facoltà di Giurisprudenza  e presso l’Università "La Sapienza" di Roma.

" Proposta di un regime monetario uniforme, in cui la persona umana(*) sia padrone e non debitore della sua moneta "

MANIFESTO per la GIUSTIZIA MONETARIA

Per garantire la moneta come strumento di diritto sociale vanno rispettati i seguenti principi:

1) Moneta di proprietà del portatore;

2) Senza riserva;

3) Rarità monetaria controllata e finalizzata agli interessi sociali e non a quelli dell'usura;

4) Reddito monetario di cittadinanza;

5) Codice dei redditi sociali;

6) Trattenuta all'origine dei fondi per esigenze fiscali di pubblica utilità;

7) Moratoria dei debiti (ed eventuale sciopero dei debitori) in attesa dell'accertamento della proprietà dei valori monetari e della relativa compensazione di dare-avere;

8) Costituzione di un Dicastero per il risarcimento danni da usura (analogo al risarcimento per danni di guerra);

9) Divieto di Signoraggio: tutti possono prestare moneta tranne chi la emette;

Manifesto presentato dal Prof. Avv. Giacinto AURITI  segretario generale dell’allora Sindacato Antiusura (S.A.U.S.) al convegno di Guardiagrele (CH) intitolato "Giustizia monetaria" del 13-09-02.  on line su You Tube in  S.AU.S.TV 2 - sezione "miscellanea"

   

 (*) E non persona giuridica (Enti di Stato, multinazionali, s.p.a. ecc..)

                                              

 Segue disegno di legge con cui si chiede che l’ euro sia riconosciuto di proprietà del popolo europeo; va, altresì precisato, che le medesime iniziative vanno intraprese in tutte le nazioni, sicchè ogni popolo sia proprietario della sua moneta.

DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE

(Ai sensi dell'art. 71 della Costituzione Italiana)

EURO PROPRIETÀ DEI CITTADINI EUROPEI

Art. 1 - L'EURO, all'atto dell'accettazione, nasce di proprietà dei cittadini ed è acquisito a tal fine nella disponibilità degli Stati Membri aderenti al Trattato di Maastricht. L'EURO è pertanto proprietà del portatore.

Art. 2 - Ad ogni cittadino è attribuito un codice dei redditi sociali, mediante il quale gli viene accreditata la quota di reddito causato dall’accettazione monetaria e da altre eventuali fonti di reddito in attuazione del 2° co. dell'art. 42 della Costituzione.

Art. 3 - Accettata la proprietà dell'EURO in rappresentanza della collettività nazionale, il Governo è legittimato a trattenere all'origine quanto necessario per esigenze fiscali di pubblica utilità.

Art. 4 - Norma transitoria. E' concessa la moratoria dei debiti a richiesta di parte in attesa che si accerti di chi sia la proprietà dell'EURO all'atto dell'emissione.

Disegno di Legge proposto dal Sindacato S.A.US.. Segretario Generale:

Prof. Avv. Giacinto Auriti

 

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Le Inutili Manifestazioni Sindacali

Scritto da Redazione.

ELIMINARE LA CONFLITTUALITA' CONTRATTUALE

 

Flessibilità salariale e reddito di cittadinanza

    Il lavoro libero si distingue dal lavoro schiavo perché è basato sulla libera contrattazione dei compensi. Stipulare un contratto significa rispetto della parola data sia da parte del lavoratore che del datore del lavoro. Con la flessibilità salariale si altera arbitrariamente il valore del compenso corrisposto al lavoratore perché se ne svuota arbitrariamente ed unilateralmente il potere d'acquisto. Questa truffa non è imputabile al datore di lavoro, ma al vertice della banca centrale che la attua col pretesto di difendere il potere d'acquisto della moneta e lo fa nel proprio interesse in quanto ne ha la proprietà sin dall'emissione (perché emette prestando e prestare denaro è prerogativa del proprietario). In tal modo ciò che viene rispettato come obbligo contrattuale è la sola espressione numerica della somma di denaro corrisposta come salario, non il suo valore. Nelle tasche del lavoratore va infatti il valore monetario che varia col variare dell'inflazione. E siccome l'inflazione è causata, non dal datore di lavoro, ma dalla banca centrale, che ne lamenta poi la necessità di controllarla e ridurla, ed è in grado di prevederla e prevenirla perché è in grado di causarla, appare in tutta evidenza l'assurda recita quotidiana degli attori della drammatica commedia della conflittualità contrattuale: Bankitalia, Confindustria, CGIL, CISL, UIL. Chi comanda il gioco è Fazio, il padrone dei soldi che li emette prestandoli anche agli industriali. E gli industriali devono accettare le proposte di Fazio perché questi è in grado di concedere o negare il prestito di denaro di cui il mondo del lavoro ha bisogno come l'aria per respirare.

 È ovvio che il problema della conflittualità contrattuale si può risolvere solo con la proprietà popolare della moneta. Attribuendo ad ogni cittadino, all'atto dell'emissione, la sua quota di valore monetario come reddito di cittadinanza, si rafforza una volta per sempre la posizione del contraente più debole perché lo si libera dai bisogni di prima necessità. In tal modo il lavoratore accetta il contratto di lavoro perché lo ha voluto, non perché è stato costretto ad accettarlo.

 Il regime della proprietà popolare della moneta ed il reddito di cittadinanza conviene sia ai datori di lavori che ai lavoratori, perché finalmente anche per i contratti di lavoro torna a valere la regola del "tener fede alla parola data" che da affidamento e stabilità di cui oggi il mondo del lavoro ha necessità esasperata.

Va inoltre posto in evidenza che si risolverebbe anche il problema della c.d. robotizzazione. Oggi i robot sono considerati con ostilità dai sindacati perché il loro uso aumenta la disoccupazione. Attribuendo al cittadino il reddito monetario di cittadinanza esso potrà essere utilizzato per comprare i prodotti dei robot a prezzi più bassi per la riduzione dei costi, realizzando così anche una politica di deflazione monetaria.

Ultimo, ma non minore argomento, è la circostanza che col reddito di cittadinanza si darebbe attuazione al 2° comma dell'art. 42 della Costituzione Italiana che sancisce l'accesso alla proprietà per tutti in un diritto sociale universale. Questa norma è stata sistematicamente ignorata da tutti i governi di uno stato che pur si dichiara costituzionale, a conferma della regola pancia piena non crede a pancia vuota, che pur essendo ignorata dalla Costituzione ha tuttavia piena rilevanza giuridica.                                                                         

                                                                                             Giacinto Auriti

                                                                   Segretario generale del Sindacato Antiusura SAUS

 

Fonte : http://www.abruzzopress.info/ . 20 Agosto 2001